IL 4 MAGGIO: AIUTO!!! CONSIGLI D’USCITA

Pare che in termini psichiatrici, le abitudini si formino in un lasso di tempo che va in media dai 27 ai 30 giorni. La quarantena trascorsa – cinquantena anzi – si è dunque agevolmente installata nella nostra vita, con tutta una serie di muffe mentali e ruggini alle giunture.
Il 4 MAGGIO ce lo siamo segnati tutti: si uscirà! Ma dove? Come?

Oltre alla confusione estrema nella gestione delle riaperture sulle quali s’agita un continuo to be fake or not to be: avverrà per regione, città, fascia d’età, tipo di servizi, di esercenti…? Boh… (dal momento che è tutto correlato e non posso comprare dei fiori ad esempio, se non hanno aperto i vivai e riavviato i trasporti per fornire i negozi, è mia personale convinzione che gli annunci servano a poco) oltre a questo, dicevo, c’è di più.

La faccenda è più complessa: come vivrà questa fase ognuno di noi, interiormente? Facile dire che sarà EUFORIA, ma è proprio cosi’?
In “Malattia come metafora” Susan Sontag mette in guardia contro i termini bellici “tipo guerra” continuamente, e non a caso, usati in questa pandemia con tutto il loro immaginario colpevolizzante (se esci a correre, contamini dei poveri Cristi etc.).

Ci è stato procurato infatti, uno shock, in parte dovuto alle reali insidie del COVIT, in parte animato da politica e media, perché venisse meno la nostra primordiale libertà d’iniziativa e reazione personali, per indurci alla lentezza e all’acriticità, all’autolimitazione insomma.

Agendo su paura e colpa si puo’ esercitare un controllo altrimenti impossibile. Lezione della storia. Cosi’ è stato ancora una volta.
Ed ora, malconci e indolenziti, ci apprestiamo ad uscire dalla gabbia. Per questo vorrei suggerire qualche piccolo consiglio, una dieta da iniziare prima del 4 Maggio?

a) Ridurre tg, info, trasmissioni su Covit, post su fb del virologo X, a una sola volta al giorno. Preferibilmente non di sera, prima di coricarsi.
b) Fare una passeggiata quotidiana, da soli, spingendosi sempre un po’ più lontano, nei limiti del consentito, o girandoci intorno, in modo da non fare sempre lo stesso itinerario.
c) Per chi fa meditazione: salutare per sempre questo tempo della nostra vita. Accoglierlo (ci ha insegnato sicuramente qualcosa) e chiuderlo. Per chi non fa meditazione: stracciare dall’agenda le pagine di quarantena, il mese di marzo e aprile dal calendario. Accantonare screzi, accadimenti (contaminati anche quelli) Sono passati. Finiti. Addio.
d) Fare progetti per i prossimi mesi, fino alla fine dell’anno. Piccoli o grandi… come se dipendesse solo da noi.

Riprenderci la nostra vita è fondamentale, prima che altri, non contenti d’averci dovuti liberare, ci iniettino altre paure – la seconda ondata del COVIT/la modificazione genetica del virus/la mancata vaccinazione antinfluenzale – e ci ricaccino in una metaforica casa esistenziale, devitalizzata come un dente – sala d’attesa di nuove sciagure – non per curare, ma per “prevenire” questa volta, magari, soltanto con un’insidiosa APP sul cellulare!

LA FASE 2: QUESTO OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO

Siamo in trepida attesa, eccitati come bambini prima di Natale, cosa succederà nel fatidico 4 Maggio? Tana, fuori tutti? Come quando si giocava a nascondino – toccandoci naturalmente! – senno’ come si faceva a liberare anche i compagni!

Io mi immagino un mattino come nel film di Kubrick “Odissea 2001 nello spazio”. Ricordate? Il momento culminante in cui il capo delle scimmie, alias Presidente del Consiglio, per la prima volta nella storia dell’umanità si erge sulle due zampe posteriori e afferra la clava, agitandola in aria con la musica in sottofondo che incalza, e quando il sole è all’apice dell’orizzonte dice: “Via! Uscite!”

Invece temo che non capiremo nulla. Potremo andare dove vorremo per una corsa? Potremo comprare un pelouche, un vestito, una radio? Farci un massaggio? Andremo al mare con la mascherina, svenendo di caldo e abbronzandoci solo la fronte?

A nulla gioverà sentire i parenti, specie se in altre regioni. C’è chi potrà riprendere il lavoro ma non saprà dove lasciare i figli, chi salirà su un autobus ma solo se mezzo vuoto, chi al Parco continuerà a essere multato se in compagnia, chi in teoria potrà tornare a casa lontano, ma non avrà il treno o l’aereo per farlo. Dopo averci detto che non si è mai troppo vecchi per vivere pienamente nella nostra società, gli “over qualcosa” dovranno informarsi, forse stare a casa fino all’anno prossimo, in ogni caso evitare i temibili nipotini, piccoli mostri contagiosi travestiti da adorabili innocenti!

Guai poi ad avere famiglia in Europa o in altri Continenti! Quale destino attenderà chi s’avventurerà in aereoporto? Tutti fratelli, tutti cittadini del mondo, ma un po’ untori… e via di termometro a misurar temperature, e i tamponi e il test sulla goccina di sangue. Ma, mi si spieghi: è meglio essere positivo e dimostrare d’avere sviluppato l’immunità o non avere affatto questo benedetto Covit?

I virologi si moltiplicano nel mondo, un contagio subdolo e invisibile, chi mai si era accorto ce ne fossero tanti? Da dove sono usciti? Sfuggiti da qualche laboratorio con serrature difettose, forme di vita “mezzo umane mezzo pipistrelli” frutto di un complotto della Cina… Esseri malefici, comunque, uccelli del malaugurio, che già ci annunciano l’ondata di contagi dell’autunno, guai mai ci riabituassimo a non vederli più in tv.

Il balletto delle cifre, numeri più o meno a vanvera, a seconda di quando cominci a contare, e chi e dove. All’OMS si sa, non amano riunirsi di venerdi’, gli guasta il week-end.

Ecco, ci sto rovinando la trepida attesa! Mi dispiace, cari lettori, sognavate uno spritz, un semplice spritz con amici da abbracciare… la cara normalità fatta di baci sulla guancia e risate in camicia leggera a festeggiar la fine dell’inverno. Sognavate di dire:”ora si ricomincia!”. E invece no: nella gloriosa fase 2 potremo fare di tutto – dicono – ma non questo, tornare alla nostra vita, come diavolo ci pare, NO.

MA CHE MONDO TROVEREMO QUANDO USCIREMO?

L’urgenza è per la vita. La vita è la cosa più preziosa. Certo, ma, mi chiedo: quale vita reintegreremo una volta fuori, tornati alla cosiddetta “normalità”?
Mentre, distratti dal bollettino quotidiano – e quantomai aleatorio – dei contagiati e deceduti, ci applichiamo a mantenere la calma e coccolare virtualmente chi amiamo e non possiamo abbracciare, mentre ci sforziamo di conservare quei quattro risparmi che vediamo assottigliarsi giorno per giorno, là fuori, un certo tipo di mondo ha continuato a girare, senza porsi problemi di sorta.

In mezza Italia, ad esempio, si stanno abbattendo alberi per far posto alle antenne del famigerato 5G. In barba allo “stay home” universale, ci sono operai che continuano a lavorare. (La cosa è spesso denunciata sui social e regolarmente censurata!) Poco importa se migliaia di uccelli cadono stecchiti nelle zone limitrofe alle nuove antenne, poco importa se molti cittadini insorgono e a livello internazionale si moltiplicano gli studi e gli appelli degli scienziati sui rischi cancerogeni della nuova tecnologia, poco importa se molti Paesi e città hanno detto già no al 5G. Di questo non si parla, non si vuole parlare e anzi, che fortuna avere il rumoroso Covit a coprire ogni voce con la sua tragicità!!

Tutti a esortare a mangiare italiano poi! Ma di fatto, dall’inizio della quarantena, siamo stati spinti a spendere nelle grandi catene di supermercati dove certo non vengono venduti i frutti del lavoro del piccolo produttore! E quando usciremo, il negozietto d’angolo sarà ancora vivo? In grado di resistere alle tasse, alle spese, alla competizione naturale del mercato già messo a dura prova?

Si progettano APP telefoniche che dovrebbero monitorare la nostra saluteper il nostro bene – ma pochi riflettono davvero sul pericolo-certezza che i nostri spostamenti e la nostra vita privata futura non avranno più segreti, perché nessuno sarà in grado di garantirci il rispetto della nostra privacy!

Insomma IO HO PAURA. Non della solitudine e dell’urgenza, mi preoccupa il DOPO, quel dopo amaro che nessuno sembra avere interesse a raccontarci.

Chi ci proteggerà, se non ci prepariamo da soli? Se il cucciolo innocuo sarà diventato una belva senza che ce ne accorgessimo? Perché dovremo stare attenti a ciò che ci racconteranno. Perché ci sarà da combattere purtroppo contro decisioni in parte già prese e avviate sotto il nostro naso. E ci diranno: “E’ stato fatto tutto alla luce del sole!”.

Ma noi, quel sole, ce lo siamo persi. Eravamo chiusi in casa, ricordate? Per il nostro bene, per il bene di tutti… FORSE!

LA GUERRA SOSPESA…E LA VITTORIA POSSIBILE

Chi sta bene è fortunato. Respira e vive. Sente il sole sulla faccia, ne sente la maggiore intensità da una settimana. Gli alberi se n’erano già accorti e si sono fatti trovar pronti con foglie giovani, lucide di perla, tenerezze verdi. Siamo a casa. Qualcuno ha qualcuno vicino a sé. Rinnoviamo ricordi e abbracci virtuali. Ponti incredibili di tempo e geografia emergono dal nulla, nello sprazzo benefico di una telefonata, un messaggio, un video.

Tante persone amate… volate via come nuvole, tornano a passare davanti alla mia finestra. E mi dico, una volta di più, che il vero amore, in tutte le sue forme, non è mai perduto.

Ma la guerra è guerra. Bisogna essere forti e non guerreggiare. Notizie orribili rigano il silenzio di giornate tutte uguali, ma non possiamo batterci. Non siamo gli eroi degli ospedali, siamo un numero di una conta che ci sfugge, siamo sofferenza senza costrizioni fisiche, libera di patire e godere il sole. Non siamo abituati al dolore. Sappiamo soltanto che abbiamo avidità di luce, aria, libertà, tocco. E aspettiamo…

Come dire l’attesa?
Nostalgie invisibili di tenerezze, rammarico per quella definizione di noi appena abbozzata in certi rapporti ormai sospesi, occulte volontà di trasmissione di cose sapute e non dette, quando s’era accanto.

Forse è questa l’unica palestra di coraggio che ci rimane, il punto massimo della parabola di questa nostra personale guerra – epocale come ripetono mai vista prima– unico noviziato d’eroismo possibile. Dire tutto. Tutto ciò che va detto. A se stessi dapprima. Per non arrivare troppo tardi. Perché è così, vivere nel pericolo: la paura costante della gabbia, e non poter dire in tempo.

E quanta gioia in questi giorni si può ottenere chiudendo finalmente cerchi d’intendimento, sgomberando intere valli d’armonia, rasentando la propria sorte con un lampo chiarificatore. Far cadere le corazze, le maschere d’orgoglio, le trine lezzose delle false debolezze. Assoluzione piena per antiche parole, usarne di nuove, poche, scelte con cura. Sembrerà uno sbalzo nell’irreale tanto poco siamo abituati all’essenzialità, vedere con occhi buoni… e invece aprirà spazi vivi, germinazione di semi, gemme e fiori.

Per tutti sarà stata una grande avventura, così fuori dal ritmo meccanico della vita, così lontano dalle solite brighe e interessi. Un’intima verità di noi che s’instaura, d’ora in poi… Una bella vittoria in questa guerra sospesa.