MISURINA,LE DOLOMITI E IL PREZZO PAGATO A CHERNOBYL

Il lago di Misurina è sempre stato uno scrigno nel cuore delle Dolomiti, lontano dal turismo di massa e dal vippame griffato. Di recente è spesso nominato in tv dallo scrittore Mauro Corona, ma la comunità che ci vive è rimasta la stessa.

Una cinquantina d’abitanti stabili (altri vivono fra il lago e Auronzo), devastata dieci/quindici anni fa da una vera e propria strage di morti per tumore.

Inspiegabile, in apparenza, perché non c’è luogo più sano al mondo! Il lo frequento da quarant’anni, d’inverno come d’estate, dopo la fuga familiare da una Cortina divenuta troppo città. Il lago di Misurina è talmente salubre che dal secolo scorso ospita un Centro di cura per l’asma, poche le costruzioni alberghiere e i ristoranti. Di notte posso andare nel bosco in pigiama!


Come mai allora, in questo Paradiso, quasi ogni famiglia ha perso qualcuno, anche giovane e giovanissimo?

La risposta la evochiamo spesso, quando salgo ai rifugi o incontro gli abitanti locali. Sospirando, evochiamo i mancati. La nube di Chernobyl nel 1986 ha preso in pieno il Nord-Est d’Italia senza che nessuno all’epoca desse un allarme davvero adeguato alla sua gravità. La radioattività ha agito silente nel tempo, causando, dieci-quindici anni dopo, cancri alla tiroide, polmone, cervello, mammella.

I vecchi ricordano sconsolati d’aver continuato a lavorare l’orto, bere l’acqua, mangiare l’insalata, raccogliere funghi.

“Ma le piante…” obietto.
“Non è colpa loro! C’hanno provato, sai? – mi rispondono spesso – i pini hanno assorbito il più possibile”

“Si’ le conifere hanno una grande capacità di stoccare ermeticamente veleni in una parte del loro tronco” confermo.
“Lo hanno fatto, sai, fin che hanno potuto, ma era troppo forte la radioattività. Hanno tenuto il più possibile per proteggerci, poi hanno dovuto mollare…”
“Già, e negli anni, la vita ha continuato ad evolversi, rinnovarsi, ricordando chi non ce l’ha fatta e ripartendo”

C’è sempre chi fra noi un po’ si commuove. Poi, lo sguardo si apre sui boschi, tutto è di nuovo sano, nuovo di zecca e qualcuno ripete:
“Non è colpa loro!”

TUTTI PAZZI PER LORO! LA BIOFILIA

Sembrerà relativo e minuscolo nella situazione mondiale che stiamo vivendo, di fronte a prospettive future sempre più catastrofiche, eppure sono certa che ha un peso. La percezione della realtà, sta cambiando. Eduard Wilson parla di biofilia sempre più diffusa, perché l’amore per la vita e la Natura è un’ esigenza neurologica dell’uomo.

Di recente, a una cena, un signore che conoscevo per la prima volta, mi ha raccontato che dovendosi assentare per due mesi, aveva affidato la sua pianta – appartenuta alla madre che non c’è più – a un amico, vicino di casa. Al suo ritorno, l’amico in questione tergiversava, cercando di persuaderlo a lasciargliela: “Guarda come sta bene qui!” diceva. Per il mio commensale pero’ quella pianta aveva un valore affettivo. Allora era andato a comprarne un’altra della stessa specie per il vicino e tutto contento, si era riportato a casa la sua. “Dalle un nome” mi ero limitata a consigliargli, pensando un secondo dopo che tutto questo, solo qualche anno fa, sarebbe stato impensabile.

Mia figlia in Martinica ha una grande kenzia che ha chiamato in mio onore Francesca. Appena comprata, era già molto bella, ma a distanza di sei, sette mesi è diventata magnifica. Tanto che un giorno, una signora in visita, se n’era talmente innamorata da chiederle se gliela voleva vendere. Mia figlia aveva risposto: “No, non la venderò mai! La prova, la chiamo per nome, Francesca” La signora, per nulla scandalizzata, aveva reagito perfettamente in linea con lei: “Capisco benissimo, la mia si chiama Monique”

In Asia, non avendo molto a disposizione, mi hanno insegnato a nutrire e riparare la mia pelle dal sole, con il gel ottenuto da una foglia di aloe vera. Molti dunque si tengono una di queste piante a casa. Oggi a Venezia, ALOA, la mia aloe vera, mi consente di fare una buona maschera per viso e capelli appena ne ho bisogno (bisogna prendere la foglia più esterna, quando ne spunta una piccola e nuova, al centro). La pelle è rigenerata, compatta e i capelli, specie le punte, hanno più consistenza.

Il riavvicinamento alla Natura, all’attività fisica è un fenomeno largamente riscontrato. Una nuova spiritualità, come esigenza di prestare attenzione a sé, agli altri esseri viventi – siano animali, piante, persone – si sta diffondendo silenziosamente.

Molte sono state le circostanze, in questi ultimi due anni, in cui gente “insospettabile” mi ha chiesto di provare a fare meditazione: spesso, senza accorgersi che già la fanno, in tanti modi, camminando nel parco, correndo, dipingendo, giardinando, nuotando e facendo yoga.

Sta cambiando il modo di nutrirsi, per lo meno cominciamo a porci le giuste domande e a usare nuovi vocaboli, per abbracciare un concetto più ampio di comunicazione. Soprattutto, forse, cominciamo a comprendere ciò che Leonardo da Vinci andava ripetendo: “Scruta la Natura, là c’è il tuo futuro”
Ancora poco, si dirà, ma avanziamo. Avanti tutta!

STATI DI COSCIENZA MODIFICATA: FORSE NON LO SAI MA LI HAI VISSUTI

Senza saperlo, li abbiamo vissuti tutti: in situazioni di pericolo estremo e di grande stress, le funzioni cerebrali si modificano.

La Neuroscienza ha monitorato come in queste condizioni, il naturale dominio dell’emisfero sinistro passi la palla al destro. O più esattamente, una parte del nostro cervello continua a lavorare la coscienza ordinaria e l’altra lavora come coscienza amplificata, capace d’attingere a una quantità maggiore d’informazioni.

La prima conseguenza di tutto ciò è la percezione diversa del tempo.

Il chirurgo che sta per operare vede già il sangue prima ancora d’incidere. Per la “legge delle catastrofi evitate”, mentre voliamo per aria, nel bel mezzo di un incidente, ad esempio, anticipiamo gli eventi al punto di vederci agire a rallentatore, modificando di fatto la percezione della realtà e del tempo in cui tutto avviene. In certi casi possiamo esercitare un controllo deliberato sulle attività in esecuzione al momento o siamo in grado di comunicare il nostro mentale ad altri.

Lo psicologo Hilgard sostiene che esistono nel nostro cervello una molteplicità di sistemi di controllo gerarchizzati e fluidi, coordinati dall’Ego. Nella transizione da un sistema all’altro si verifica uno stato di trans spontaneo e inconsapevole in cui viene ridotto il dominio dell’Ego e prevalgono percezioni più nascoste.
Ma cio’ non spiega tutto.

Un gruppo di scienziati canadesi qualche anno fa, monitoro’ il cervello di una nota shamana francese in stato di trans autoindotto, dimostrando che è possibile, anche senza l’uso di sostanze psicoattive o in particolari stati fisici alterati subiti (come il coma, il sonno profondo) raggiungere uno stato di coscienza modificata volontariamente. A livello neurologico fu chiaro che un cervello sano puo’ riprodurre stati apparentemente patologici e tornare dall’esplorazione perfettamente normale. La shamana entrò per ore in uno stato di super-coscienza e quando tornò in sé, era convinta fossero passati pochi minuti. Si potrebbe affermare che ciò avviene perché in trans si accede alla coscienza allo stato primario, la coscienza originaria, al di là delle stratificazioni operate dal principio di realtà, legato a necessità biologiche e culturali. La shamana era “tornata” con un flusso amplificato d’informazioni, la percezione di averle ricevute in pochissimo tempo, e la convinzione che modificando il comportamento del nostro cervello possiamo superare il modello attuale della realtà e coglierne un altro.

Il mistero dunque resta: cos’è il tempo? Esiste davvero un tempo quantico? Dovremmo abituarci a parlarne come di un luogo, una dimensione non disgiunta di tempo/spazio?

Di certo qualcosa sta cambiando, l’accesso a tante verità sta diventando possibile. A tutti. A tutti coloro che sono disposti ad accogliere l’inimmaginabile.

L’ARTE DEI DUE PUNTI: COME SMETTERE DI RIMUGINARE

Se dovessimo visualizzarci, dovremmo immaginare una mucca. Sì una mucca che rumina continuamente. Questa è la fine che fanno molti dei nostri pensieri. Vanno e tornano, indigeriti e indigesti, trasformati in un bolo apparentemente mutato, ma sempre gli stessi in realtà. Spesso ci convinciamo d’essere positivi, di credere nell’andare avanti, ma in verità emettiamo vibrazioni opposte. È normale, perché non è una questione di volontà.

È stato provato scientificamente che in meditazione, il campo elettromagnetico del cuore vibra più intensamente. Può accadere allora di accorgersi di cose, anche minime, intorno a noi, di entrare in contatto con altri piani di coscienza. Con la pratica, potrebbero arrivare visioni, sogni, intuizioni delle quali spesso non capiamo subito le connessioni. Se non hanno senso nel nostro mentale, non ha alcuna importanza, agiscono, forniscono riposo, distacco, la possibilità per il nostro inconscio di percorrere altre strade.

Molte persone rifiutano l’idea di fare meditazione per il suo carattere spirituale. Ma l’arte dei due punti si rimette al campo quantico. Chiudendo gli occhi, cercando di fissare due punti al tempo stesso, due mani parallele, due occhi…ci rimettiamo alla molteplicità del possibile.
Se hai un dubbio che ti rode, una decisione da prendere, può essere utile, chiedere, senza pilotare la risposta: Quale sarebbe lo scenario migliore per me?

Poi poniti in ascolto: siedi col busto eretto, i piedi aderenti al pavimento, rilassati, inspira, espira profondamente, poi calma il respiro e metti la tua attenzione sui due punti allo stesso tempo.

La prima cosa che accadrà, sarà che smetterai di pensare e rimuginare secondo i soliti schemi, poi arriverà il vuoto. Resta lì. All’inizio durerà poco, potrai avere l’impressione che non sia accaduto nulla. In realtà hai aperto un varco fra gli infiniti possibili. Con gratitudine, senza pregiudizi, accogli tutte le libertà del presente. Tutto è presente, tutto ciò di cui sei convinto, che sai, è il passato. Come puoi trovare nuove vie, se non esci dal sentiero battuto?

Ancora forse non lo sai, ma sei andato a connetterti con la frequenza di tutto ciò che esiste, le piante, la terra, l’universo, l’energia costante e incondizionata in continua evoluzione, che contribuiamo tutti a creare.

Nella libertà ci sono tutte le soluzioni, le illimitate possibilità del tempo. Viaggiarci attraverso, è già il dono della strada da percorrere.

 

P.S. Per chi vuole ancora sperimentare, sempre scaricabile gratis on-line su You tube:

 

 

CHI ERANO I LUNATICI? Gesù, gli Esseni

Domenica ci sarà luna piena. Da qualche tempo nei media, fra la gente, mi sembra di poter affermare che è aumentata l’attenzione per simili notizie. Niente di nuovo, fra l’altro. La tradizione vuole che nel plenilunio, si faccia il punto su cio’ che va o non va nella nostra vita, per chiudere, lasciar andare o riparare. Eccoci pronti poi, con la luna nuova, a ricominciare d’accapo.

Anticamente, in Israele, la luna nuova di primavera spingeva uomini e donne verso le propaggini del deserto per digiunare quaranta giorni e pregare in solitudine, nelle caverne. Venivano chiamati I lunatici, perché erano quasi sempre uomini, alcuni cercavano la guarigione dalla malattia, altri, colpiti da un lutto recente, volevano onorare il defunto oppure cercavano l’illuminazione, come gli Zeloti che intendevano mettere in pratica l’insegnamento di Isaia che ammoniva di preparare la via del Signore nel deserto.

Di rado c’erano donne, anche perché i luoghi erano impervi, pieni di serpenti e leopardi. Se c’erano, fuggivano la vergogna della sterilità – sempre vissuta come una colpa – terrorizzate dal pericolo d’essere ripudiate. Poteva capitare di veder occupare le caverne anche da un badu, un nomade dei deserti più a sud, riconoscibile dai capelli e la barba tinti con l’henné e dai bracciali d’argento ai polsi.

D’altra parte si trattava di un territorio di passaggio delle carovane che andavano a Gerusalemme e al mare di Jerico per commerciare ogni sorta di prodotto: vino, fichi, argento, rame, filati di lana, statuette, papiro, sale. Doveva esserci un’atmosfera affascinante, fra i bruni e i gialli assolati della terra aspra, fra rocce e cespugli di rovo, un mutuo riconoscersi a distanza, concedendosi qualche breve scambio in un miscuglio di lingue che probabilmente andavano dall’aramaico al greco.

E’ plausibile che in un contesto simile, alla debole luce del sottile arco di luna che segnava l’inizio del digiuno, ci sia stato anche Gesù, proveniente dalla Galilea.

E’ plausibile, anche perché vicino a Masada, verso la valle del Mar Morto c’erano gli insediamenti degli Esseni, comunità ebraiche di antichissima tradizione, delle quali potrebbe aver fatto parte Gesu’.

Si trattava di gruppi che vivevano in totale comunanza, predicando la non violenza (non sacrificavano animali come rabbini e farisei), lavorando e pregando, nutrendosi solo di vegetali, custodi di dottrine esoteriche gelosamente tramandate. Erano considerati medici e guaritori e dicevano di operare intercettando energie angeliche. La loro cultura affondava le radici in saperi lontani, dagli insegnamenti indiani dei Veda, al culto di Zarathustra, da quello dell’albero sacro dell’Illuminazione dei Buddhisti al monoteismo egizio di Aton.

Credevano nella reincarnazione, in virtù di un progetto dell’anima, nella capacità di creare la propria realtà, intervenendo su pensieri ed emozioni e sostituendoli con pace e compassione.

In un’epoca in cui le conoscenze scientifico-mediche erano scarse, gli Esseni credevano nella nozione d’integrità fra corpo-anima, fra corpo fisico e sottile e le terapie erano incentrate sul riequilibrio energetico fra materia e spiritualità.

Niente di più moderno, vero? Allora non offendiamoci più se ci danno dei lunatici, anzi, anche senza digiunare quaranta giorni, in questo week-end, possiamo dedicare un po’ di tempo a noi stessi e festeggiare la nuova luna con nuovi sogni e progetti.